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7 motivi principali che ti fanno abbandonare il posto di lavoro

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Ma cosa accade nella mente dei collaboratori quando pensano di andare via e non te lo dicono?

Leadership in Azienda

Beh… Penserai che al primo posto per cui le persone lasciano il proprio posto di lavoro sia quello legato ad un non adeguato compenso economico rispetto alle proprie aspettative…

La risposta è no, cioè…… sì, ma è solo al 5° posto!!!! Sorpreso vero?

Ora ti spiego partendo dall’ultimo, i motivi per i quali le persone possono lasciare il proprio posto di lavoro.

Sono molte le ragioni per le quali le persone di talento scelgono di andare via dalle aziende, anche quando amano il proprio lavoro. Qui di seguito ho raccolto, per te, quelle più rappresentative e decisamente più frequenti.

Da una ricerca condotta dall’Università di Harvard su circa 3.000 lavoratori è emerso questo:

Lasciare il posto di lavoro non è mai una bella cosa per nessuno, sia chiaro. L’incertezza di trovare un nuovo lavoro è un dato di fatto e, in alcuni casi, restare senza lavoro per diversi anni può rappresentare un vero problema esistenziale.

Ciò nonostante, ci sono persone che scelgono lo stesso di lasciare il proprio posto di lavoro. 

al 7° posto: “Un sistema gerarchico ingessato”

È chiaro che ogni impresa abbia bisogno di una sua organizzazione gerarchica interna: tutto sommato quando si ingigantisce, spesso è possibile vedere una sorta di ingessatura delle istituzioni al proprio interno. Il dipendente, in questi casi, perderà sempre più autonomia e ciò non farà che limitarne la creatività.

Questo modus operandi non gioverà a nessuno: le persone chiedono sempre più un approccio orientato alle persone nella loro interezza per evitare stress e tensioni all’interno del proprio team di lavoro o azienda.

al 6° posto: “Stagnazione”

Molte persone sono costrette a fare il proprio lavoro per decenni: 20-30 anni senza mai fare passi in avanti rendendo snervante l’affronto quotidiano di tale situazione.

Tutto questo può avere delle ricadute psicologiche sulla persona che si trova in questa circostanza.

Pensare che una persona debba andare per 30 anni sempre nello stesso ufficio, sempre seduto sulla stessa sedia… Non possiamo non prevedere che il soggetto si troverà in una situazione molto dura, forse anche insopportabile.

al 5° posto: “Io valgo di più”

Negli ultimi anni assistiamo al proliferare di aziende che promuovono progetti contenenti fantomatici ideali, ma il loro intento è quello di utilizzare manodopera giovanile poiché di aspirazioni e con molta più motivazione anche a fronte di un basso compenso.

Accettando il lavoro, in questi casi, molti giovani sono disposti a farsi assumere anche con retribuzioni (economiche) decisamente più basse della norma o con soluzioni “a rimborso”.

Il fenomeno delle retribuzioni non adeguate alle aspettative di carriera esiste da sempre. Ma, oggi più di ieri, la mole di lavoro e di mansioni è aumentata notevolmente. A fronte di ciò, proprio come molte persone non si sono ancora adeguate al cambio dell’euro con la lira, anche il danaro non ha più il valore adeguato al tempo speso in azienda. 

Per quanto riguarda il dipendente che ha già diversi anni di esperienza, molte aziende con la classica scusa della crisi e della difficoltà economiche (in alcuni casi del tutto realistica), tendono a coinvolgere in modo esasperante i dipendenti a tal punto che essi iniziano a sentirsi parte integrante del problema iniziando a convivere con un senso di frustrazione profonda.

Si innesca così il fenomeno della gratificazione perenne e venerazione per chi gli concede di nutrirsi ancora.

  al 4° posto: “Carico di lavoro eccessivo e persistente”

Occorre dire che quando ci troviamo di fronte a squilibri tra lavoro svolto e compenso percepito o a moli di lavoro destabilizzanti a livello psicofisico, appare chiaro che qualcosa non va. Ciò malgrado col passare del tempo molte Aziende si siano fatte forti del concetto dell’efficienza, quella stessa efficienza fa schiacciare il piede sull’acceleratore da parte dei superiori sfruttando e destabilizzando il povero dipendente.

  al 3° posto: “Un’azienda che ha più a cuore i profitti che le persone”

Ebbene sì, ci sono aziende che si preoccupano davvero troppo dei profitti, addirittura più dei dipendenti stessi. Quando questo succede possiamo assistere ad una fuoriuscita dei lavoratori più capaci (quelli consapevoli che troveranno lavoro altrove) mentre rimarranno quelli più apatici: tutto ciò potrebbe portare ad una cultura lavorativa dove la moneta è l’unica cosa che conta.

al 2° posto: “Mancanza di fiducia”

Molti imprenditori caricano di mansioni e faccende i dipendenti per tenerli occupati. Di contro i dipendenti si fanno sommergere di mansioni molto spesso inutili che non apportano valore al proprio lavoro e all’azienda, non riuscendo mai a dire no e dando la sensazione di non avere mai nulla da fare (proprio oggi mi è capitato in un’azienda durante un Team Coaching).

Questi comportamenti sono spesso sottovalutati consciamente dai dipendenti, ignari di ciò che si cela dietro un comportamento del proprio titolare il quale, tuttavia, mostra una chiara mancanza di fiducia del lavoro svolto dal dipendente sommergendolo di cose da fare per la paura che il lavoratore perda tempo durante la giornata.

al 1° posto, top seven!!!: “Mancanza di riconoscimento!!”

Sarebbe bello pensare che i dipendenti vengano coccolati od osannati, ma sappiamo che questa è fantasia. Però, a volte una pacca sulla spalla, un bonus che possa premiare il lavoratore per quanto fatto, non sapete quanto ritorna utile per la persona e per l’azienda.

Anche un grazie (o qualche altro riconoscimento morale) può fare la differenza. I dipendenti che lavorano bene sono la risorsa per eccellenza dell’organizzazione: essi rappresentano parte fondamentale della ricchezza aziendale.

I ricercatori hanno cercato di comprendere la relazione tra l’aumento degli indicatori dello stress – per esempio il cortisolo – e l’impegno lavorativo. Il cortisolo è un ormone che viene prodotto in abbondanza in situazioni stressanti sia dal punto di vista fisico sia psichico.

Il corpo ne secerne in quantità maggiori allo scopo di inibire funzioni corporee non indispensabili e, allo stesso tempo, proteggere funzioni vitali.

Non ricordo di essere stato felice quando nessuno mi diceva BRAVO!!!

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2 commenti su “7 motivi principali che ti fanno abbandonare il posto di lavoro”

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    • Flavio Nigro